Che cosa turba il sonno degli investitori?

In breve

  • La decelerazione della crescita e l’inasprimento delle condizioni finanziarie costituiscono i principali timori degli investitori
  • L’economia mondiale è entrata in una fase di rallentamento di fine ciclo, ma con alcune differenze a livello geografico: alcuni mercati emergenti registrano già una ripresa di inizio ciclo
  • Qualunque cosa turbi il sonno degli investitori, esistono dei rimedi che possono contribuire a migliorare la resilienza del portafoglio

Capitale a rischio: Il valore e il reddito degli investimenti possono aumentare o diminuire e non sono garantiti. L’investitore potrebbe non recuperare il capitale iniziale.

Malgrado il rimbalzo degli asset rischiosi, a inizio anno i flussi degli ETP restano contenuti. In un recente sondaggio abbiamo chiesto agli investitori che cosa li preoccupa maggiormente per il 2019. Tra i principali motivi di preoccupazione hanno citato il rallentamento della crescita mondiale e l’inasprimento delle condizioni finanziarie. Di seguito riportiamo le nostre opinioni a riguardo e alcuni suggerimenti per aiutare gli investitori a proteggere il portafoglio.


1. Rallentamento della crescita mondiale

Oltre il 40% degli intervistati ha individuato nella crescita il principale motivo di preoccupazione per il 2019; i flussi degli ETP sono un’ulteriore dimostrazione di tale timore: gli investitori hanno infatti assunto un atteggiamento più difensivo.

Prevale la cautela

Flussi degli ETP globali per asset class, 2014-2019 YTD

graph

Fonte: BlackRock e Markit, al 1 marzo 2019. Flussi degli ETP totali suddivisi in azioni, obbligazioni e commodity (le commodity non sono riportate nel grafico).

L’economia mondiale è senza dubbio entrata in una fase di rallentamento di fine ciclo, come emerge dalla debolezza dei dati degli ultimi mesi. In gran parte delle regioni vediamo un ulteriore rischio di ribasso delle stime sul PIL  e della crescita utili che potrebbe penalizzare i mercati.

Tuttavia, occorre fare una distinzione tra rallentamento e contrazione e crediamo che la crescita si confermerà positiva nel corso dell'anno. A nostro avviso la probabilità di una recessione entro fine 2019 non supera il 20%. Storicamente le fasi di rallentamento di fine ciclo sono state associate a un aumento della volatilità, ma tale contesto generava rendimenti piuttosto positivi in molte asset class.

Ci sono però delle divergenze tra le diverse aree. L’economia Usa inizia a rallentare mentre quella europea ha evidenziato una flessione significativa lo scorso anno, rischiando di entrare in recessione. Eppure alcuni mercati emergenti (Brasile e Russia) registrano una ripresa di inizio ciclo, soprattutto sul fronte degli utili aziendali. A nostro avviso nella prima metà dell’anno l’allentamento delle politiche si tradurrà in una stabilizzazione della crescita cinese, che potrebbe sostenere l’espansione mondiale.

 


2. Inasprimento delle condizioni finanziarie

Il secondo timore degli investitori, l’inasprimento delle condizioni finanziarie, è stato il principale driver del sell-off azionario di dicembre. Alla fine del 2018 i dati economici evidenziavano una certa debolezza, ma le banche centrali globali sembravano non preoccuparsene. Il rialzo dei tassi della Federal Reserve (Fed) di dicembre ha esacerbato i timori di un inasprimento “con pilota automatico” da parte dei principali istituti.

I toni più accomodanti e reattivi assunti quest'anno dalla Fed e dalle altre banche hanno attenuato le preoccupazioni di un incremento dei tassi di interesse. Di fatto gli investitori non si aspettano più un aumento dei tassi Usa nel 2019 ma un taglio a inizio 2020, mentre a novembre prevedevano poco meno di due rialzi dei tassi per quest’anno. Ciò ha contribuito a risollevare il sentiment e ha scatenato un rally azionario in gennaio e febbraio. Tuttavia crediamo che i mercati non siano ancora immuni da un aumento della volatilità, nel caso in cui le attese sui tassi vengano riviste al rialzo; pertanto la politica monetaria si conferma uno dei rischi principali.
La Fed interromperà il ciclo di rialzi dei tassi almeno sino a metà anno, a fronte dell’incertezza riguardo l’entità del rallentamento dell’economia americana e della mancanza di pressioni inflazionistiche. Inoltre crediamo che la prossima mossa sarà quella di alzare i tassi, anziché tagliarli, in quanto la disoccupazione è molto bassa e in base alle nostre stime i tassi restano al di sotto del livello neutrale. Al di fuori degli Stati Uniti ci aspettiamo un periodo prolungato di allentamento monetario, soprattutto in Europa, dove l’inflazione si conferma ben al di sotto del target della BCE e la crescita economica è decisamente inferiore a quella americana.


Come dormire tranquilli

Considerati i numerosi rischi che non fanno dormire sonni tranquilli agli investitori è essenziale ottimizzare la resilienza del portafoglio, e ci sono diversi modi per farlo.

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Diversificazione

Nel 2018 azioni e obbligazioni sono scese contemporaneamente per la seconda volta in 30 anni, ma la correlazione negativa tra queste asset class sta iniziando a riemergere. In un mondo in cui la crescita è il driver principale, ci aspettiamo che questa correlazione negativa prosegua, e che i titoli a reddito fisso offrano una certa protezione. In particolare vediamo delle opportunità nei buoni del tesoro statunitensi e nel mercato investment grade di Usa ed Europa. Anche l’oro rappresenta un buon elemento di diversificazione, grazie allo status di bene rifugio, e offre una possibile copertura contro altri rischi quali l’incertezza geopolitica.


Qualità

In ambito azionario il fattore quality solitamente genera buone performance nelle fasi finali del ciclo, ma anche al termine del ciclo e in contesti di recessione. A livello geografico preferiamo gli Usa rispetto ad altri mercati avanzati per via della crescita degli utili relativamente resiliente e della consistente esposizione al fattore quality.


Rischio selettivo

Come evidenziato nell’Outlook 2019, la resilienza va oltre la semplice difesa. Per soddisfare gli obiettivi di lungo termine è importante mantenere un’adeguata allocazione al rischio, ma solo quando agli investitori viene riconosciuto un premio per essersi assunti tale rischio. Crediamo che una delle aree in cui investire in tal senso sia rappresentata dalle azioni dei mercati emergenti (ME). Anche questa asset class costituisce un elemento di diversificazione poiché tende ad avere driver differenti da quelli dei mercati avanzati.

Il presente materiale non costituisce una previsione, un'analisi o una consulenza di investimento, né una raccomandazione, un'offerta o una sollecitazione all'acquisto o alla vendita di strumenti o prodotti finanziari o all'adozione di una strategia di investimento.